Dare parole, creare parole: la comunicazione al tempo del COVID-19

Pubblicato da Annalisa il

In quest’emergenza per la pandemia COVID-19 circolano sul web numerose informazioni di carattere psicologico. Che cosa può essere davvero utile? Ho provato a rispondere in questo articolo, per affrontare il tema del benessere psicologico durante e post lock-down in modo differente.

Quante informazioni!

Il lock-down di questi mesi ci ha costretti a fermarci, a modificare la nostra routine.
Si sono verificati enormi cambiamenti su tanti piani differenti: personale, familiare, lavorativo, sociale. E ci siamo trovati sommersi da una valanga di informazioni di tutti i generi, in particolare sulla nostra salute. Una novità è stato il focus sul benessere psicologico, che raramente è di interesse dei programmi che si rivolgono al grande pubblico, ma che ha trovato un suo spazio durante l’emergenza per la diffusione di COVID-19. Tutto ciò, però, ha portato anche alla diffusione di informazioni poco corrette o fuorvianti.

Quello che vorrei fare in questo breve articolo è provare a dare uno spessore diverso rispetto alle semplificazioni che troppo spesso mi è capitato di leggere o di ascoltare. Perché se spesso semplificare è utile perché ci permette di togliere il superfluo, quando si parla di benessere psicologico, invece, il rischio è quello di appiattire e di rendere perciò incomprensibile o invisibile.

Comunicare le proprie emozioni

Quando ci si trova di fronte a cambiamenti drastici ed improvvisi, le reazioni possono essere estremamente diversificate: da quelle più istintive all’assenza di qualsiasi reazione.
Credo che sia di fondamentale importanza lasciar fluire quello che si sta provando. Può sembrare una banalità o una perdita di tempo, ma far emergere, dare voce e parole a quello che si sta provando ci permette innanzitutto di riconoscere e autorizzare le nostre emozioni, in primo luogo a noi stessi. Questo è il primo passo che ci permette anche condividerle con gli altri, perché è proprio nella condivisione che possiamo trovarne un senso, anche liberatorio e trasformativo.

I rischi sui media

Come districarsi tra le tante informazioni? Che cosa ci stanno comunicando? Provo ad analizzare alcune delle idee che sono circolate maggiormente in questi giorni.

L’eccessivo ottimismo
La prima idea  è riassunta nel famoso hashtag #andràtuttobene. Sicuramente nato con le migliori intenzioni, cioè quelle del trasmettere fiducia e ottimismo, a mio parere, però, ha contribuito a trasmettere un’idea semplificata di una situazione altamente complessa. In una situazione in cui ci si trova ogni giorno ad affrontare lutti, mancanze, isolamento, impotenza, si può davvero dire che andrà tutto bene? Propongo un cambiamento: si potrebbe aggiungere uno “speriamo che vada tutto bene”, per rendere la frase più sentita da molti di noi e introdurre l’elemento della speranza, che ritengo possa essere il vero motore dell’apertura al nuovo e del cambiamento, ciò che può generare nuove possibilità.

Fare, fare, fare

Un’altra idea è stata quella del “fare“. Con la sospensione di molte attività lavorative e il tanto tempo da passare a casa, hanno iniziato a diffondersi numerose proposte per occupare il tempo libero. Dai corsi di yoga alle app per fare esercizio fisico, dalla riscoperta del piacere di cucinare al rispolverare alcuni vecchi hobby, le iniziative non sono certo mancate! Tutto ciò per tante persone è stato davvero utile, ma per altre una condanna, soprattutto per chi ha vissuto in prima persona la malattia o la perdita di qualcuno di caro. Come riuscire a non sentirsi in colpa se non si vuole fare assolutamente niente, quando tutti stanno passando il messaggio opposto?
Patologie

L’ultima idea che vorrei analizzare in questo articolo riguarda l’eccessiva “patologizzazione” di esperienze comprensibili e adeguate per il periodo attuale. Si è spesso sentito parlare di trauma e depressione in modo assolutamente inappropriato, cioè riferendosi ai vissuti di paura, ansia, tristezza dovuti all’incertezza e alle situazioni complicate con cui abbiamo dovuto confrontarci. Certamente il periodo che stiamo vivendo avrà forte ripercussioni sul benessere psicologico, con cui ci dovremo confrontare nei prossimi mesi, ma ciò non è da confondere con alcune emozioni che possiamo autorizzarci ad esprimere: anche se faticose o dolorose, hanno bisogno di un tempo e di uno spazio per poter essere comunicate e vissute.

 

Cosa ne pensi? Mi piacerebbe leggere le tue impressioni nei commenti o con un messaggio. 🙂

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